mercoledì 15 ottobre 2014

"Mai dire Napoli" Le interviste impossibili: Sett, ott e nuje (puntata 1 di 6)

La NAPOLETANITA' è fatta soprattutto di persone che dalle mie parti vengono definite "personaggi" quando hanno dei tratti caratteriali (più spesso psicotici) che li rendono degni di particolare attenzione.
Ogni paese dell'hinterland partenopeo ha almeno un personaggio di riferimento, divenuto nel tempo personaggio "celebre".
Alcuni di loro hanno, grazie a Dio, rilasciato interviste che sono un segno tangibile di quanto sto dicendo ma che rappresentano anche la sintesi dell'essere "popolano" a Napoli e in provincia.
Queste interviste sono diventate veri e propri "cult", quasi un simbolo dell'appartenenza territoriale, emblemi del carattere di popoli simili ma diversissimi anche se vivono ammassati nell'agglomerato urbano a più alta densità abitativa d'Europa.
Queste "voci popolari" non devono solo farci vergognare o prendere le distanze. Devono farci riflettere e vanno analizzate più attentamente.
Dopo le giustificate risate iniziali anche io ho provato ad andare più a fondo: ecco cosa ne è venuto fuori.
Sotto con la disamina approfondita, dunque.

Questo ciclo di interviste-choc dal titolo "MAI DIRE NAPOLI - Le interviste impossibili" è composto da 6 indimenticabili interviste.
La prima è forse la più celebre.

Buona visione e buona riflessione.

"SETT, OTT E NUJE" - La signora di Torre Annunziata
 

Vorrei aprire questa prima puntata di "MAI DIRE NAPOLI: Le interviste impossibili" con un sentito ringraziamento alla redazione di Metropolis, vero e proprio quotidiano di guerra, sempre in prima linea nel denunciare e portare all'attenzione del pubblico le gravissime realtà malfamate o disagiate di Napoli e provincia, con tutte le difficoltà e i rischi che ciò comporta.

La puntata di oggi si apre, fortunatamente, con un'introduzione del giornalista di Metropolis che spiega l'antefatto nel primo minuto di video: un incendio di natura colposa sviluppatosi all'interno di un'abitazione privata in un parco di edilizia popolare a Torre Annunziata.
Quel che segue, con l'intervista alla signora vittima delle fiamme, è semplicemente Storia.

Innanzitutto la nostra attenzione deve essere catalizzata dal linguaggio del corpo e da quello espressivo del volto: molto prima di iniziare a sentire parlare la signora è già chiaro all'ascoltatore il contenuto altamente aggressivo delle parole e il tenore delle accuse lanciate.
In primis: l'espressione del volto.
Il viso è assolutamente truce, accigliato, rabbioso.
Ma non fatevi ingannare! Non è certo l'evento infausto appena occorso ad aver provocato questa smorfia contrita e buia sul volto della signora in nero. La maschera di cattiveria è fisiologica in questi casi.
Secondo aspetto: la postura del corpo.
La testa è ostentatamente alta, la donna è quasi in iperestensione cervicale. E' un evidente segnale di grinta, una prova di forza, un'aperta sfida all'interlocutore, chiunque egli sia. Prima ancora di proferire parola è già chiaro che la signora stia dicendo: "vieni viè...io stong ccà...jamm bell, famm a domanda".
Terzo aspetto: le mani.
Le mani sono forzatamente conserte sotto le ascelle, quasi in autocostrizione onde evitare di essere menate come fendenti su chiunque osi avvicinarsi, sono un segno di chiusura e indisponibilità dialogativa. Le spalle alte completano la "corazza" e rendono la piccola signora un gigante di personalità preponderante al cui cospetto avvicinarsi quantomeno con prudenza.
Quarto aspetto: la folla che la circonda.
Questo rende chiaro a tutti l'innata propensione alla teatralità del napoletano. I convenuti sono tutti a "distanza di sicurezza" dalla signora, quasi in segno di rispetto, formando una scenografia di comparse che assumono, forse inconsapevolmente, la stessa identica espressione e postura della riconosciuta matrona. Non ci scordiamo che a Napoli la società popolare è spesso di matrice fortemente matriarcale e questa intervista lo chiarisce lampantemente. Sembrano tutti disposti in modo che possa essere solo la celeberrima signora a dover parlare al microfono.
E dunque che così sia, che parli solo lei.

- "Signora, cosa è successo?" (a dire il vero questa è una domanda appena appena retorica, ma il passo da fare per giungere da Metropolis alla CNN è ancora lungo per il giovane giornalista)
- "E' succiess ca m'agg appicciaut, a cas s'è distrautt, e o sindac m'adda venì a metter a cas a paost'...nu bellu mensil ca tenev bell astipat' nun o teng chiauu" (fermi tutti! Intanto vorrei farvi notare il fenomeno della sovrapposizione della Casa con la propria stessa persona da parte di qualsivoglia donna di casa del Sud. La signora, infatti, parla come se lei stessa avesse preso fuoco
("è succiess ca m'agg appiacciaut") mentre, evidentemente e fortunatamente, non è così. Dopodichè torna a ripetere la domanda appena posta nella risposta che sta per dare denotando aggressività allo stato puro! Inoltre dire ciò che evidentemente è accaduto e i relativi cenni del capo ad indicare i resti della casa ancora fumante sono chiari sintomi di come la signora sia spazientita per la retoricità della domanda. Ma è il terzo punto che suona rivoluzionario: a seguito di un incendio colposo provocato da un fornellino a gas in un'abitazione privata E' IL SINDACO L'UNICO E DIRETTO RESPONSABILE. Motivo per il quale viene intimato a rendersi utile nelle operazioni di recupero dell'intonaco e del mobilio ivi presente. E infine come non ricordare come si opera un risparmio oculato: sotto il materasso, è ovvio! E se la casa andasse a fuoco? Ecco che il "bel mensile così faticosamente risparmiato" non c'è più...ed anche qui la precisazione sulla somma andata, letteralmente, in fumo è in realtà una richiesta di risarcimento.)
- "Quante persone vivono nella vostra casa?" (giustamente l'intervistatore tende a voler dare più peso al fattore umano che non a quello economico dell'incresciosa vicenda...)
- "Quanta person vaiven? Io, mia figlia...simm sett ott e nuje...(voce fuori campo: i bambein Marììì!!!)...cu tutt i bambein. Stann a scol' mò e bambein, teng sul a chell ca freva nguoll, ngaopp...c'amma fà, o' sindac adda venì ccà immadiadamaaaaaend, pecchè nun addà fa a chi figl e a chi figliastr'. I figl miei nun fatic' nisciaaauuun!!!" (questa è la parte più difficile e intrisa di significati di tutta l'intervista. Specialità del napoletano è esprimere decine di concetti in pochissime parole e per interpretarli bisogna essere attenti ed esperti. Dunque, innanzitutto possiamo percepire il fastidio della donna dal fatto che ripeta ancora una volta nella risposta la domanda appena pòstale. Probabilmente non gradisce che l'attenzione venga spostata dal mensile andato perduto per parlare "semplicemente" degli abitanti dell'appartamento e dei rischi connessi alla loro eventuale presenza in loco al momento dell'incendio. Dopo un rapido quanto approssimativo calcolo di quanti componenti familiari abitino in realtà l'appartamento dove lei stessa vive, ecco un momento molto importante dell'intervista: la voce fuori campo. E' chiaramente udibile, appena dopo che la signora pronunci il famosissimo "simm sett ott e nuje", un'altra formidabile matrona che con voce tonante ricorda all'amica che tra le sette/otto persone facenti parte il nucleo familiare sono ricompresi dei bambini!!! Cosa che rende tutto molto più grave e tragico. In realtà è anche visibile per pochi secondi un "crocicchio" di iraconde matrone agitarsi intorno all'intervistatore. Ecco: da lì deve senz'altro venire la voce di colei che suggerisce delicatamente di tenere a mente la presenza di minori. Fantastico. A quel punto, ancor più ringalluzzita, la signora in nero cita che sarebbero sì in sette/otto ma compresi i bambini ("cu tutt e bambein", nda). Dopodichè si passa  all'excursus riguardante il fatto che i bambini frequentano regolamente le scuole dell'obbligo, eccezion fatta per colui le cui condizioni di salute precarie costringono ad un allettamento forzato ("teng sul a chell ca freva nguoll, ngaopp").
Ma ecco che l'argomento viene prontamente riportato con fiero cipiglio al nocciolo della questione: la responsabilità oggettiva del primo cittadino di Torre Annunziata riguardo l'incendio sviluppatosi fortuitamente in una abitazione privata. Io non so cosa abbia promesso ai torresi in campagna elettorale l'allora sindaco del paese vesuviano ma ho seri motivi di dubitare che abbia potuto garantire la totale assenza di corto circuiti o fughe di gas in ognuna delle case dei cittadini di Torre Annunziata durante tutto il suo mandato. E' per questo motivo che mi chiedo incessantemente perchè mai si pretenda l'intervento immediato del sindaco e il suo coinvolgimento personale, come se non bastasse invocarne quello istituzionale.
Infine è bene ricordare che qualunque cosa accada, dalla sconfitta del Napoli contro il Chievoverona all'eruzione del Vesuvio, nessuna protesta popolare degna di nota può concludersi senza la lamentela per la mancanza di lavoro cronica.
Naturalmente risulta che i figli della signora avevano tutti la loro occupazione, chi in un istituto detentivo chi nell'altro...


Non perdete la prossima intervista, in cui a Ponticelli una signora dai modi squisitamente vittoriani disquisisce dell'annoso problema degli sgomberi forzati delle case occupate.

ARRIVEDAAAERCI.


Simone

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